Un Paese pieno di problemi ma resiliente, con burocrazia lenta e scarso patriottismo, ma che regna sovrano nel design

L’italia in crisi

Questa settimana l’articolo più importante della stampa estera sul Brand Italia è quello dell’Economist.
È un pezzo lungo e dettagliato, ma nella sostanza non diverso da quelli che analizziamo quasi tutte le settimane su altri giornali. Ancora una volta la reputazione dell’Italia nel panorama economico internazionale è quella di un Paese in crisi politica e economica che rappresenta la maggiore minaccia per la sopravvivenza dell’euro.

L’ospite delle celebrazioni per il 60 anniversario dell’Unione europea è il Paese che ha più possibilità di abbatterla

Quali sono le caratteristiche del Brand Italia secondo l’Economist?
– Dal 2008 è stato in recessione tanto quanto è stato in crescita.
– Il PIL pro capite è più basso che alla nascita dell’euro nel 1999.
– La disoccupazione giovanile è al 38% e l’indice di occupazione uno dei più bassi fra i Paesi OCSE.
– Bassa crescita cronica, bassa inflazione e debito pubblico: “un trio mortale”.
– Banche in condizioni preoccupanti.
– Rischio di aumento dello spread quando la BCE ridurrà l’acquisto di titoli di Stato.
– Rischio di un governo da parte del Movimento 5 stelle che spaventa gli investitori.
– Incapacità dei governi di risolvere problemi strutturali, da una giustizia lenta agli altissimi costi del lavoro.
– Preoccupazione delle agenzie di rating.
– Sfiducia dei giovani, che a decine di migliaia lasciano il Paese ogni anno per cercare opportunità all’estero.
– Investimenti insufficienti su educazione e ricerca e sviluppo, “che rendono difficile capire da dove verrà l’incremento a lungo termine della produttività di cui l’Italia ha disperatamente bisogno.”
– I soldi continuano a essere spesi per le priorità di ieri.
– Le prospettive demografiche sono estreme.

investimenti insufficienti in educazione e ricerca sono simbolo del brand italia

L’articolo cita come una delle priorità del Governo Gentiloni un piano d’investimenti per il sud. Aggiunge che ricorda una parte del Trattato di Roma su “particolari problemi riguardanti l’Italia”. Nel 1957 i Paesi fondatori si erano impegnati a sostenere i progetti del governo italiano per la creazione di posti di lavoro nel Mezzogiorno.

Alla fine nulla cambia in Italia.

L’articolo si conclude con questa frase, che ricorda quella di qualche settimana fa di un collega tedesco che vedeva l’Italia descritta al meglio dal Gattopardo.

L’immagine di un Paese immobile non è certo sinonimo di innovazione o attrattività per gli investimenti stranieri, perciò è un attributo del Brand Italia nel mondo molto dannoso per le nostre imprese.

L’italia resiliente

Tuttavia un’altra caratteristica tradizionalmente attribuita all’Italia, dagli stranieri ma anche dagli italiani stessi, è quella della resilienza.
Appare anche nel pezzo dell’Economist, che dopo aver elencato tanti mali dell’Italia si chiede:

Tutto questo importa? L’Italia non è altro se non resiliente. È sopravvissuta a ondate di terrorismo, epici scandali politici e ai lunghi anni di Silvio Berlusconi.

La resilienza come ingrediente del Brand Italia all’estero appare anche nel reportage su Palermo di The Guardian:

L’abilità [di Palermo] di riprendersi dalle crisi è diventata il marchio di fabbrica di una città che è stata invasa più di qualunque altra nel Mediterraneo.

Il giornalista presenta la rinascita di Palermo in chiave molto positiva. Tuttavia non può fare a meno di notare che le tante novità, come i tram elettrici e la metropolitana che collegano i dintorni al centro città,

potrebbero sembrare ordinarie a Amsterdam, Zurigo o Oslo, ma sono un’impresa di non poco conto in una città le cui strade erano pattugliate da centinaia di soldati armati fino al 1998.

Anche un articolo positivo e ottimista mostra quindi l’immagine di un mondo, in Italia, che non sembra avere nulla a che spartire con il resto dell’Europa.

Un altro esempio di notizia positiva dal nostro Paese in cui emergono comunque caratteristiche negative attribuite al Brand Italia è quello della Sueddeutsche Zeitung.
In un articolo sul successo della polizia italiana nel ricongiungere una madre e una figlia fuggite dalla Costa d’Avorio, il giornalista cita il passaporto ottenuto dalla madre per lasciare legalmente il suo Paese:

L’Italia, altrimenti piuttosto lenta nelle questioni amministrative, ha approvato il ricongiungimento entro 24 ore.

L’Italia regina del design

Nessuna immagine negativa, invece, nel lungo reportage di Les Echos dedicato al design italiano in mostra al Salone del mobile di Milano.

Audacia, fantasia, modernità… Da più di mezzo secolo i creatori italiani regnano sovrani sul pianeta design. […] Certo, ci sono gli scandinavi, i danesi in testa. Beninteso, ci sono i giapponesi. E poi i brasiliani. E i francesi. E gli americani. Ma prima di tutto, e nonostante tutto, ci sono gli italiani: in materia di design dettano ancora la legge dello stile e del mercato.

Poi ancora:

I francesi hanno l’eleganza, i tedeschi hanno il rigore e gli italiani hanno la fantasia.

Ecco nelle parole di Raphaella Riboud, co-direttrice della Galleria italiana di Parigi, una delle più forti caratteristiche del Brand Italia.

Alla creatività deve però unirsi la capacità produttiva ed è “questa relazione che dà il suo impulso e la sua identità al design italiano.”

Un’altra unione fondamentale è quella fra tradizione e innovazione, tema trattato proprio ieri al Festival Città Impresa di Vicenza e riassunto così da Gianluca Seguso, AD di Seguso Vetri d’arte:

Per l’Italia la tradizione è una sequenza di innovazioni ben riuscite nel passato.

L’articolo ripercorre la storia del design italiano e dei suoi più grandi nomi presentando il politecnico di Milano come un centro di eccellenza, che ha formato i migliori ingegneri, designer e disegnatori industriali.

L’Italia e il patriottismo

Ma l’eccellenza è dell’Italia o del politecnico? È dell’Italia o dei singoli designer, ingegneri e industriali?

Potrebbe sembrare una domanda superflua, ma è ciò su cui fa riflettere la Sueddeutsche Zeitung con un articolo sulla vittoria della Ferrari in Australia.
All’esultazione di Gentiloni su twitter per la vittoria italiana, qualcuno ha fatto notare che non ha vinto l’Italia: hanno vinto Vettel, un pilota tedesco, e la Ferrari, un’azienda con cui il governo non c’entra niente.

La mancanza di patriottismo in Italia non è una novità. Tuttavia questo genere di commenti deve farci riflettere, anche alla luce di un’indagine del 2014 di Demos&Pi intitolata “L’Italia all’estero vista dagli italiani“.

Scopri altri studi sulla reputazione dell’Italia

Alla domanda “Chi può migliorare l’immagine dell’Italia all’estero?” la maggioranza degli intervistati (33%) ha risposto le imprese.

Come possono le imprese migliorare il Brand Italia se i loro successi non sono considerati successi nazionali ma puramente aziendali?

Gli articoli citati:
Economist: la crisi italiana
Guardian: Palermo
Sueddeutsche Zeitung: ricongiungimento familiare
Les Echos: design
Sueddeutsche Zeitung: Ferrari

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