La rassegna di Nation Brand Italia sull’immagine dell’Italia presentata dalla stampa straniera

Non esiste una sola reputazione dell’Italia. Perciò è necessario monitorare la stampa estera in modo ampio, uniforme e costante.

Ne è una dimostrazione l’articolo della Frankfurter Allgemeine Zeitung che commentiamo questa settimana e che si differenzia molto da un altro articolo della stampa tedesca dedicato a Milano che abbiamo commentato recentemente.
Non si possono definire opposti, perché nessuno dei due presenta un’immagine positiva dell’Italia in generale, ma il tono è decisamente molto diverso.

investimenti a lungo termine impensabili in Italia

Il titolo dell’articolo presenta l’Italia come “il Paese della crisi“: uno dei termini in assoluto più associati all’immagine dell’Italia sulla stampa estera, in particolare quella tedesca.
L’autore Tobias Piller analizza una serie di problemi specifici: dalla gestione dei rifugiati alla ricostruzione post terremoto, dalla scarsità di acqua potabile causata dalla siccità al debito pubblico.

Ciò che accomuna tutte queste situazioni, secondo Piller, sono le soluzioni parziali e temporanee che si cercano di dare a problemi ormai perenni e risolvibili solo con riforme strutturali e programmazione di lungo termine.

I problemi sono noti da molto tempo, ma l’Italia è ancora molto lontana da controlli di qualità a tappeto. […]
A brevi intervalli arriva sempre un nuovo allarme all’ordine del giorno e spesso i problemi acuti sono dei vecchi conoscenti. […]
La lista delle emergenze e dei mali autocreati può proseguire a volontà.

Piller accusa i politici di essere impegnati in tutt’altro: una campagna elettorale infinita, tattiche e declamazioni per avere più visibilità in televisione e su internet.

I dati più preoccupanti per l futuro dell’Italia – fra i Paesi del G20 è quello con le prospettive di crescita più basse e con il più alto debito pubblico dopo il Giappone – sembrano non preoccuparli.

Inoltre si sentono impotenti, perché nessuno riesce a prendere una decisione a causa dei conflitti di competenze e del rischio di denunce di violazione di infinite norme.
Anche senza considerare la corruzione, ciò fa sì che

investimenti a lungo termine per risolvere problemi di lungo corso siano sempre un’impresa impensabile in Italia.

Del resto un politico che investisse su riforme a lungo termine, anziché su regali elettorali, non riuscirebbe a coglierne i frutti, perché i governi italiani sono troppo brevi per permetterlo.

Tutto ciò, secondo il giornalista tedesco,

potrebbe far sorgere la domanda, se un Paese sovraccarico di problemi e che si porta dietro ostacoli alla crescita e una politica disfunzionale sia ancora solvibile. Nelle teste dei politici romani questa domanda non è ancora arrivata.

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