Debito pubblico in esplosione, caos, immobilismo: niente di nuovo dalle elezioni italiane sulla stampa estera

Il peggio era sempre stato meglio, l’Italia è implosa, è piombata nel caos, sta scivolando in un populismo irrazionale, ha un flirt inquietante con l’anarchia, il futuro è incerto, lo scenario elettorale è uno dei più inquietanti degli ultimi decenni, è una roulette russa, è come il dilemma della materia oscura nell’universo, la costruzione del governo è la più difficile della storia italiana, nessuno ha un piano su come andare avanti, c’è uno stallo politico, l’Italia è ingovernabile, nel casino, in un pantano, in un vicolo cieco, sta scivolando verso la periferia dell’Europa.

Queste sono le traduzioni letterali di commenti sulle elezioni italiane sulla stampa estera. Li abbiamo raccolti da giornali di diversi orientamenti politici di Francia, Inghilterra, Germania, Austria, Svizzera, Spagna, Bulgaria, Belgio, Danimarca e Stati Uniti.
Come sempre nella nostra rassegna stampa estera, non abbiamo analizzato quali notizie sono state riportate, ma quale immagine dell’Italia emerge dagli articoli sulle elezioni italiane sulla stampa estera.

Le novità sono poche. I risultati elettorali confermano tre cardini della reputazione negativa dell’Italia all’estero: il caos, l’immobilismo e la mancanza di serietà nell’affrontare il pericolo dell’enorme debito pubblico.

Le elezioni italiane sulla stampa estera: Il debito pubblico fuori controllo

elezioni italiane sulla stampa estera: citazione

Qual è l’errore degli elettori italiani secondo la Sueddeutsche Zeitung nella citazione qui sopra? Lo spiega un’altra citazione:

Nulla può servire di meno al Paese super indebitato, incrostato e frustrato di un governo che con ampie donazioni agli elettori manda lo Stato in bancarotta.

Secondo il quotidiano tedesco, il risultato delle elezioni mette in grosso pericolo la tenue crescita che i governi di centro-sinistra degli ultimi anni erano riusciti ad avviare, perciò i sacrifici fatti dagli italiani potrebbero rivelarsi vani.
Immigrazione di massa, criminalità, corruzione, lavoro nero e disoccupazione sono tutti problemi che non si risolvono con le “grida radicali” dei populisti, ma con un’ostinata politica di riforme condotta da un governo stabile.
Il Governo Renzi aveva iniziato un risanamento del Paese, ma è stato rifiutato per due volte dagli elettori:

Così il popolo ha gettato via in modo sconsiderato il più grande potenziale politico del Paese.

La stessa interpretazione è condivisa anche da giornali di centro-destra come la Frankfurter Allgemeine Zeitung, che fa una riflessione molto interessante sulle percezioni diverse che si hanno sul debito pubblico al di qua e al di là delle Alpi.
Ai governi italiani degli ultimi anni, da Monti a Gentiloni, era spesso stato rimproverato oltre i confini nazionali di non essersi impegnati abbastanza nelle riforme necessarie per lo Stato e l’economia.
Per molti elettori italiani, invece, le riforme sono state eccessive, perciò hanno punito l’unico partito che aveva almeno provato a riformare il Paese: il PD.
Dello stesso parere l’agenzia di stampa americana Bloomberg.

Sempre secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, il destino del PD è quello dei partiti socialdemocratici di altri grandi Paesi europei, Germania compresa:

Se sono fedeli alla UE e perseguono una politica economica ragionevole, sono puniti dagli elettori.

Die Welt, altro quotidiano tedesco conservatore, afferma allo stesso modo che Lega e 5 Stelle sono considerati un disastro da Bruxelles e dai mercati finanziari perché entrambi favorevoli a un maggiore indebitamento dello Stato.

Lo svizzero Neue Zuercher Zeitung concorda sul fatto che l’enorme indebitamento pubblico dello Stato, insieme alla situazione disastrosa della giustizia, sia sempre il problema maggiore dell’Italia, che è stato volutamente oscurato dalla discussione sull’immigrazione.

Il bulgaro Duma sostiene che la rigidità tedesca sui conti, unita al lassismo sull’immigrazione, è la causa della crisi europea, perciò gli elettori italiani hanno detto: “Basta col merkelismo!”.

Anche i giornali francesi affrontano il tema del debito pubblico come problema fondamentale dell’Italia, che i vincitori delle elezioni intendono peggiorare.
Il liberale Le Point osserva che la conseguenza più rischiosa delle elezioni è veder aumentare le spese italiane in barba alle regole europee, man mano che i nuovi dirigenti italiano inizieranno a realizzare le loro proposte elettorali.
Il progressista Le Monde aggiunge che il panorama elettorale italiano ha iniziato a modificarsi dagli anni 90, quando con i criteri di Maastricht è stata intrapresa una politica di rigore che è stata sempre più mal tollerata da un Paese che viveva sullo sviluppo del debito pubblico.
Anche l’americano The Atlantic sottolinea che le proposte economiche di Lega e 5Stelle potrebbero mandare in bancarotta il Paese.

Ma saranno realizzate?

Il Movimento 5 Stelle alla prova della realtà: le elezioni italiane sulla stampa estera

Se da una parte la stampa estera concorda sul grave pericolo che l’Italia sta correndo con la scelta di forze politiche che impediranno l’urgente miglioramento dei suoi conti pubblici, dall’altra dà per scontato che le promesse elettorali più pericolose, soprattutto quelle di 5 Stelle, non saranno realizzate.

Vaffanculo non è un programma di governo. Perciò Luigi Di Maio si trova di fronte al vero test: il faccia a faccia con la realtà. Se il ripulitore vuole davvero governare, deve sporcarsi le mani […] scendere a compromessi con l’odiata casta, contrattare, accettare compromessi e fare concessioni. Sarà costretto ad ammettere che molti dei suoi bei progetti per il futuro sono solo bolle di sapone. Al governo potrà andare solo un grillino che abbia spezzato l’incantesimo.

Con il giornale austriaco Die Presse concorda il tedesco Die Welt: ora è necessario allontanarsi dalla modalità di protesta.
Anche per Politico è arrivato il momento per i 5 Stelle di “venire a patti con la dura realtà di cercare di governare questo Paese diviso.”
Per Bloomberg

questa sarà la vera prova del fuoco per i partiti contrari all’establishment
che oggi festeggiano. Finora hanno spacciato ai loro elettori il sogno di un futuro fatto di elargizioni.
Ma la realtà è molto più dura. Anche se non condividono le regole europee, per il momento dovranno muoversi al loro interno. […] Il rischio è che finiscano come il greco Alexis Tsipras e siano costretti a non rispettare le loro promesse perché l’alternativa sarebbe catastrofica.

Molti altri giornali sottolineano anche quanto fossero irrealistiche le dichiarazioni del Movimento 5 Stelle di non volersi associare a nessuno e perciò il fatto che Di Maio avesse iniziato già in campagna elettorale a rimangiarsi il presunto dogma del 2013.

Tutto questo rientrerebbe nella necessaria normalizzazione da cui deve passare un movimento di protesta quando entra nelle istituzioni.
Secondo Christophe Bouillard, professore di Scienza della politica intervistato da Le Figaro, i pentastellati saranno meno radicali di quanto si creda se andranno al governo, essendosi già normalizzati attraverso l’attività parlamentare condotta dal 2013.
Secondo altri la via della normalizzazione è iniziata con il passaggio di testimone da Grillo a Di Maio, che ha una personalità a lui opposta.

Altri giornali invece credono poco alle promesse dei vincitori delle elezioni non tanto per una loro necessità di normalizzazione, ma perché bisognerebbe sempre prendere con le pinze ciò che viene detto in Italia.

Paradossalmente, ciò che ridimensiona le preoccupazioni straniere sul futuro dell’Italia è la conferma di uno dei caratteri più negativi della reputazione del nostro Paese: non essere affidabile. Essere volubile, fare troppo rumore per nulla.

Secondo El Paìs, il radicalismo delle forze che hanno vinto le elezioni è più apparente che reale:

La psicosi e lo stupore devono essere subordinati al coefficiente di sdrammatizzazione con cui si deve osservare la politica tricolore. […]
Gli italiani continuano a votare contro il sistema almeno dal 1992. […]
La coerenza non è di serie, è opzionale.

L’invito a “non farsi ancora prendere dal panico”, proposto dal Daily Mail, è motivato dal fatto che sostanzialmente non si sa con chi si ha a che fare, né se l’abbassamento dei toni avvenuto prima delle elezioni, ad esempio contro la UE, sia attendibile.

Da non fidarsi di chi governerà il Paese a non fidarsi del Paese di per sé il passo è breve, soprattutto quando l’inaffidabilità è già parte della reputazione nazionale.

Queste alcune delle descrizioni dei partiti o coalizioni vincitori delle elezioni italiane sulla stampa estera.

Danimarca (Politiken):

un blocco di destra con la Lega non solidale, l’evasore Berlusconi che non può governare e un piccolo partito di fascisti che non dovrebbe governare.

Germania (Sueddeutsche Zeitung):

Il Movimento 5 Stelle è un vaso di Pandora politico, di cui nessuno conosce il contenuto. Vuole uscire dall’Euro e poi rimanerci. Promette un buon governo e poi dimostra nella capitale Roma di non capirne nulla. Predica la democrazia di base e finora si è lasciato dirigere da un egocentrico collerico di nome Beppe Grillo.

Spagna (El Paìs):

Il Movimento 5 Stelle rifiuta alleanze. La Lega è un alleato tossico in qualsiasi scenario. Berlusconi non può fare da arbitro e alla sinistra mancano i numeri e la credibilità. […]
La Lega ha già governato per molti anni e ha rubato come tutti […] ma mantiene sempre attiva una notevole quota di stupidaggini e vaneggiamenti.

Stati Uniti (New York Times):

Un’elezione che ha dato il 50% dei voti a due partiti sconsiderati, polverizzato i moderati, premiato l’inesperienza vapida e visto emergere Steve Bannon come presunto esperto in Toscana. […]
Il Movimento 5 Stelle, un tipico prodotto italiano con un po’ di tutto, soprattutto incompetenza. […] è saltato nel vuoto con la sua ira inarticolata e la sua opacità tipica del sud.

Stati Uniti (The Salt Lake Tribune):

Che aspetto avrebbe un’Italia guidata dai 5 Stelle? Non lo sa nessuno. Finora la diffidenza verso la scienza, la politica e più o meno qualsiasi altra cosa (sentimenti molto popolari online) non si sono dimostrati una base solida per governare.
Il mandato della sindaca cinquestelle di Roma, Virginia Raggi, è stato caratterizzato dal dilettantismo, dall’incompetenza e dal nepotismo. […] Servirebbero leader capaci di trasformare l’entusiasmo del mondo virtuale in politiche applicabili nel mondo reale, e non è ancora chiaro se ne siano capaci.

Per quanto riguarda ciò che si potrebbe attendere da Luigi Di Maio come presidente del Consiglio, quasi tutti i giornali concordano nel definirlo indecifrabile, inclassificabile.
La sua biografia sui giornali stranieri contiene quasi sempre i soliti elementi: la mancata laurea, la mancata esperienza professionale, la difficoltà ad esprimersi correttamente in lingua italiana, il carattere e l’aspetto fisico che lo rendono il simbolo della normalizzazione del movimento in opposizione a Beppe Grillo.

Per quanto riguarda le posizioni politiche, si sottolinea che su alcuni temi non ne ha prese e su altri si è contraddetto, perciò non si sa cosa aspettarsi.
Il Mundo e Le Figaro hanno invece le idee più chiare. Secondo il primo “sarà un miracolo ciò che servirà a Giggino per trasformarsi nel primo ministro più giovane d’Italia.” Per i francesi invece è una marionetta di Beppe Grillo.

Ecco il ritorno di un’altra caratteristica della reputazione dell’Italia: l’imprevedibilità.

In conclusione: dei numeri parlamentari che non permettono di fare un governo e partiti di maggioranza imprevedibli e/o inaffidabili. Dov’è l’Italia? Nel caos.

Il caos delle elezioni italiane sulla stampa estera: una normalità per l’Italia

Nella rassegna stampa di Nation Brand Italia abbiamo mostrato più volte come instabilità politica, resilienza e immobilismo siano immagini che appaiono spesso sulla stampa estera per descrivere l’Italia. Le elezioni ne sono una conferma.

Sia El Paìs che il New York Times sottolineano come tutto sia andato secondo i piani: sinistra e destra hanno cercato di tenere il M5S lontano dal governo attraverso la legge elettorale, perché preferivano il ben conosciuto caos a un futuro sconosciuto. Proprio un “pasticcio nel classico stile italiano” è ciò che hanno ottenuto.

Anche El Mundo concorda:

Sono due parole che sono già un classico, che a forza di essere ripetute si sono trasformate in luogo comune, ma i termini “confusione” e “instabilità” sono, ancora una volta, i più adatti a descrivere il panorama che si apre in Italia dopo le elezioni.

Come si potrà uscire da questa situazione? Qui le risposte vanno in due direzioni, ma entrambe seguono immagini consolidate dell’Italia: resilienza e immobilismo.

Dagli Stati Uniti e dalla Spagna si ricorda che “l’Italia può sopravvivere a tutto” e che, “abituata a una crisi di governo sistemica, trova sempre una soluzione.”

Si sottolinea anche la politica del compromesso, che secondo il Daily Mail è stata elevata ad arte in Italia. Tuttavia
In Italia esiste la virtù dell’accordo. Il problema è il vizio del frequente malgoverno che segue.

Come El Paìs, altri giornali sono d’accordo che alla fine l’Italia sarà immobile, secondo l’immagine del Gattopardo che, come abbiamo visto, è spesso utilizzata dalla stampa estera per descrivere l’Italia.

Nelle strade di Roma si continua a sentire una vecchia frase: non importa chi governerà, non cambierà comunque nulla.
(Frankfurter Allgemeine Zeitung)

I sorprendenti risultati […] alle elezioni italiane hanno sconvolto i vecchi leader politici e fatto pensare che il paese fosse al culmine di una rivoluzione politica. Ma l’Italia è l’Italia.
(New York Times)

L’Italia cambia, ha ragione Di Maio. Il regresso in politica, ad esempio, non si ottiene gratis.
(El Paìs)

Le elezioni italiane sulla stampa estera: il destino dell’Italia in Europa

Francia e Germania possono reagire in due modi: sospendere temporaneamente il processo di ulteriore integrazione, visto che probabilmente non sarebbe accolto con grande entusiasmo a sud delle Alpi, oppure trattare l’Italia come un bambino capriccioso e andare avanti con il loro progetto, per poi chiedere a chiunque governi a Roma di firmare quello che hanno concordato. Una cosa è chiara: l’Italia non avrà un ruolo importante nella scelta delle nuove regole.
(Bloomberg)

Una cosa è certa: all’interno dell’Europa l’Italia, con la sua politica poco trasparente e il suo forte indebitamento, sta scivolando all’indietro, verso la periferia. Al posto del figlio problematico.
(Die Presse)

Le due citazioni indicano come l’Italia, storicamente preoccupata di non essere invitata ai tavoli in cui si prendono le decisioni, con queste elezioni si sia autoesclusa dal gruppo che deciderà il futuro dell’Europa.
Il quotidiano danese Politiken sostiene infatti che “alla fine il problema è per tutti i Paesi europei, ma prima di tutto per l’Italia stessa”, che, come scrivere Elisabetta Brighi sull’Huffington Post, potrebbe aver bisogno di Bruxelles “per essere salvata da sé stessa.”

Gli articoli citati:
– stampa tedesca: 1 2 3 4 5
6 7 8
– stampa spagnola: 1 2 3 4 5 6 7 8
– stampa francese: 1 2 3 4 5
– stampa inglese: 1 2
– stampa americana: 1 2 3 4 5
– stampa degli altri Paesi: 1 2 3

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