Il debito pubblico italiano è uno degli aspetti che definiscono maggiormente la reputazione dell’Italia all’estero, come abbiamo già visto in molte precedenti analisi dell’immagine dell’Italia presentata dalla stampa estera.

All’indomani della presentazione, da parte del governo gialloverde, del primo Documento di Economia e Finanza la stampa estera, in particolare quella economica che analizziamo oggi, è unanime sulla necessità che l’Italia riduca il proprio enorme debito, che è il più alto dell’Eurozona, mentre il governo ha scelto di andare in direzione decisamente opposta.
Ci sono invece opinioni diversificate sugli effetti che produrrà il DEF secondo la stampa estera.

Quasi tutti ritengono che non ci sia un rischio di contagio di altri Paesi dell’Eurozona, poiché la situazione è molto diversa da quella dei tempi della crisi greca e la BCE più resistente alle influenze politiche.
Le prospettive all’orizzonte sono però negative per la mancanza di riforme in Italia, la prossima decisione delle agenzie di rating che potrebbe aumentare ulteriormente il rischio di comprare titoli di Stato italiani e la prevedibile crisi dei rapporti con l’Unione europea e con i suoi Stati membri che si sentono traditi dalla decisione dell’Italia di non rispettare le regole comuni e di non mantenere le proprie promesse.

Il DEF secondo la stampa estera

Più debito e nemmeno riforme

Vari giornali – da Politico che ospita l’intervento di Alberto Mingardi al Guardian con Angela Giuffrida, a Handelsblatt con Ruth Berschens a Les Echos in vari articoli – sottolineano come l’aspetto più grave non sia il debito di per sé, che aveva visto un aumento anche in governi precedenti, ma il fatto che la spesa pubblica annunciata, in un periodo di bassa crescita, non sia controbilanciata da alcuna riforma.
Nel DEF secondo la stampa estera non si parla di semplificazione delle leggi, né di lotta all’evasione fiscale e non si vedono investimenti nelle infrastrutture.

La teoria di Di Maio secondo cui il debito si abbasserà semplicemente grazie a una crescita economica inattesa non ha nessuna speranza di convincere Bruxelles, scrive Derek Perrotte su Les Echos.
Ciò è confermato dall’economista Patrizio Bianchi, intervistato da Regina Krieger su Handelsblatt, secondo cui non si è mai visto crescere un Paese solo con aiuti di Stato e ciò che serve sono infrastrutture e investimenti.
A queste parole si aggiungono quelle del Commissario europeo Moscovici, citato da Les Echos, che afferma che si potrebbero conciliare delle misure sociali con la riduzione del deficit se si facessero delle scelte.

Particolarmente duro su questo punto il giudizio di Ruth Berschens per Handelsblatt, secondo cui negli ultimi anni la Commissione UE era stata particolarmente generosa con l’Italia, concedendole eccezioni al rispetto delle regole, proprio con la motivazione che il Paese aveva bisogno di tempo per realizzare delle riforme importanti.
Ora della maggioranza delle riforme avviate dai precedenti governi non si è fatto niente e quello attuale si rifiuta di riconoscere la realtà, comportandosi come se la montagna di debiti da 2 miliardi di euro l’anno non esistesse.

La giornalista tedesca insiste sulla mancanza di responsabilità dei politici italiani, tema spesso presente sulla stampa del suo Paese.

La prima vittima del DEF è il futuro dell’economia italiana

Di fronte a tanta sfrontatezza nazionale ci sarebbe da ridere, se non fosse così pericolosa per l’Italia e per l’Eurozona.

La giornalista sostiene che il governo italiano non solo ignora l’esistenza del debito, ma sfida sia l’Unione europea che i mercati finanziari, senza considerare che le conseguenze peggiori saranno subite dall’economia italiana, già in difficoltà.

Su questo concordano vari giornali: quello che è presentato come un atto di forza contro i tecnocrati europei è in realtà una scelta che avrà conseguenze di lungo termine sugli italiani stessi. Se l’economia non crescerà come promesso, il debito sarà ben superiore a quanto previsto. Per le famiglie e soprattutto per le imprese più produttive del Nord è già aumentato e continuerà ad aumentare il costo di chiedere un prestito.

Secondo Antonio D’Amato, ex presidente di Confindustria intervistato da Handelsblatt, perderà in generale la politica industriale italiana se gli industriali, cioè coloro che devono investire, perderanno fiducia in un Paese che sta andando in direzione opposta rispetto a ciò che serve loro per mantenersi concorrenziali.
Sul tema insiste ulteriormente la stampa tedesca, sostenendo che la responsabilità della situazione drammatica dell’economia italiana non è solo delle élites politiche:

Alle imprese del ricco Nord Italia non dovrebbe essere indifferente il destino del proprio Paese. Ci si augurerebbe che il mondo economico influenzasse i nazionalpopulisti più che nel modo moderato fatto finora.

La situazione potrebbe peggiorare ulteriormente dopo i giudizi delle agenzie di rating. Secondo Bloomberg

molto potrebbe dipendere da come le agenzie di rating valuteranno l’Italia il mese prossimo: per entrambe al momento il debito italiano è due gradini sopra al livello spazzatura. Se la valutazione peggiorasse, gli investitori potrebbero fuggire.

Anche Les Echos concorda sul fatto che una probabile degradazione di un livello porterebbe sul gradino più basso la fiducia degli investitori.

Ma non c’è nessun problema finché l’Italia rimane nell’Euro?

Molto più ottimista dei colleghi, non per il futuro dell’Italia ma per quello degli investitori, è Jon Sindreu per il Wall Street Journal:

Gli investitori dovrebbero concentrarsi meno sul deficit del bilancio dell’Italia e più sul favore dei suoi elettori verso l’Euro.

Secondo il giornalista, infatti, lo spread non misura il rischio di fallimento dello Stato ma la paura che il Paese lasci l’Eurozona, con la conseguenza che gli investitori verrebbero ripagati in lire. Lo dimostra il fatto che dalla nomina dell’attuale governo lo spread ha raggiunto il suo massimo quando si è parlato di un possibile piano B per l’uscita dell’Italia dall’Euro. Perciò

Finchè non crolla il sostegno all’Euro, ecco una regola per gli investitori di lungo termine: se uno dei titoli di Stato dell’Eurozona rende molto più di quello tedesco, compratelo.

Tuttavia c’è da chiedersi fino a quando la maggioranza degli italiani sarà a favore dell’Euro, considerando che, come sottolineato anche da Politico e Handelsblatt, la retorica dei politici italiani secondo cui i vincoli di bilancio sarebbero un’imposizione straniera è nata ben prima dell’attuale governo.

Non va infine dimenticato il risentimento degli altri Paesi UE per l’inaffidabilità dell’Italia: il DEF secondo la stampa estera, in particolare quella tedesca, è la dimostrazione che la Commissione europea ha sbagliato ad essere generosa con l’Italia negli ultimi anni.

Gli articoli citati
Politico
Bloomberg
The Guardian
Wall Street Journal
Les Echos: 1, 2, 3, 4
Handelsblatt: 1, 2

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