Da Amatrice a Ischia: i giornali stranieri sulla gestione dei terremoti in Italia

Una località italiana distrutta da un terremoto non è purtroppo una notizia inusuale. Non lo sono neanche i commenti stranieri sui terremoti in Italia, che evidenziano due diversi aspetti della reputazione dell’Italia all’estero.

Da un lato c’è l’immagine dei luoghi splendidi e delle persone accoglienti che gli stranieri ricordano dai loro viaggi. Un’immagine dell’Italia che li spinge a inviare singoli messaggi di solidarietà e affetto verso le popolazioni colpite dalla tragedia e di dispiacere per i tesori dell’arte danneggiati.
Dall’altro lato c’è la reputazione dell’incapacità di fare prevenzione e di gestire le emergenze.

I passati terremoti in Italia sono ricordati dai giornali stranieri come simboli di un’Italia disorganizzata, inefficiente, soffocata dalla burocrazia e corrotta.
Ne sono un esempio i recenti articoli sul settimanale tedesco Der Spiegel e sul quotidiano spagnolo ABC.

“Fallimento statale all’italiana”: già il titolo fa chiarezza sull’immagine dell’Italia presentata dall’articolo tedesco.

Dopo un elenco delle promesse non mantenute dai politici a un anno dal terremoto di Amatrice, ecco il giudizio su una storica inefficienza:

“Amatrice 2016, L’Aquila 2009, Gibellina e Poggioreale 1968 [stranamente non è citata l’Irpinia, ndr] – regolarmente lo stato italiano fallisce quando si tratta di provvedere ai cittadini dopo i terremoti.”

Segue una descrizione della “famigerata amministrazione italiana“: se a Roma ci mette più di un anno per registrare il cambiamento di domicilio di un cittadino, per gestire 22.000 senza tetto e 200.000 edifici distrutti ci metterà

“aritmeticamente un’eternità. Vale a dire, non finirà mai.”

“Chili di pacchi di formulari devono essere prodotti, confezionati, distribuiti, compilati e archiviati, in modo che possibilmente nessuno li trovi più.”

Il giornalista tedesco scrive poi anche di tutte le leggi che tengono in scacco l’Italia, fino al punto di non poter accettare in dono materiali usati durante precedenti catastrofi perché manca uno scontrino.

Si sofferma in seguito sugli esempi dei passati terremoti in Italia.
Più recente il “miracolo sgretolato di Berlusconi” a l’Aquila, cioè la new town che ha avuto un primato sia per la velocità con cui è stata costruita, sia per quella con cui i palazzi hanno iniziato a cadere a pezzi.
Precedente la storia di Gibellina nuova, costruita dopo 10 anni dal terremoto del 1968 e così sgradita agli abitanti che l’hanno lasciata mezza vuota e in degrado.

“Le rovine di Gibellina vecchia sono state in parte coperte da un artista con uno spesso strato di cemento bianco, così sepolte e conservate. Lì in mezzo il visitatore può passeggiare e rabbrividire fra le antiche vie.
Sì, di arte gli italiani ne capiscono molto.”

La conclusione del giornalista tedesco è sprezzante, fino a ribaltare il valore di uno dei punti di forza del brand Italia: l’arte. Ciò deve farci riflettere sul forte squilibrio della reputazione dell’Italia fra gli ambiti “soft” (cultura, paesaggi, bella vita, alimentazione, moda, design, arte …), su cui l’Italia ha una grande reputazione, e quelli “hard”, su cui la reputazione è molto negativa. Non impegnarsi a migliorare su questi ultimi finirà per danneggiare anche gli altri.

Seppure non duro e sarcastico come il giornalista di Der Spiegel, anche il collega di ABC non risparmia le critiche per la gestione dei terremoti in Italia, riassumendo nei sottotitoli le principali colpe italiane: lentezza, illegalità e speculazione.

Dopo aver citato la situazione a un anno da Amatrice – su 3.827 case promesse dal governo ce ne sono 500, solo l’8% delle macerie è stato asportato – anche il giornalista spagnolo guarda agli esempi del passato:

“La storia italiana dei terremoti è un’eternità di promesse incompiute. […]
La burocrazia, un male endemico in Italia, si impone quasi con la stessa forza di un terremoto.”

terremoti in Italia Gibellina
Una frase sui muri di Gibellina, da ilmamilio.it

Ad essa si aggiunge la speculazione sul terremoto e anche in questo caso i paralleli con il passato sono evidenti. Dopo il terremoto dell’Irpinia nel 1980 i comuni coinvolti, e quindi aventi diritto a finanziamenti per la ricostruzione, erano 36 nel primo elenco ma alla fine risultarono essere 687. Gli edifici distrutti erano 28.274 ma lievitarono fino a 352.605.
Ad Amatrice la situazione è migliorata: la zona rossa comprendeva 62 comuni, che sono diventati “solo” 131.

“Si tratta di un’abitudine, chiamata clientelismo, molto radicata nella cultura italiana.”

Infine l’abusivismo:

“L’abuso e la speculazione, come ha messo in evidenza anche il terremoto di lunedì scorso nella bella isola di Ischia, hanno costituito la norma in buona parte del territorio. […]
Se si fossero evitate le speculazioni e le case fossero state costruite senza violare le leggi e con norme antisismiche, si sarebbero risparmiate molte vittime.”

Gli articoli citati:
Der Spiegel
ABC

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